Recensione spot
He who travels far Hanggai
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country mongolico Voti redazione e staff

Hanggai

He who travels far

World Connection

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Dopo annate di bluesman e folksinger provenienti dal continente nero a riunire in splendide forme due alvei separati alla nascita era inevitabile che ad un certo punto accadesse anche questo. C'è meno epica antropologica nel suono degli Hanggai ma gli esiti dicono comunque di una musica dalla grande potenza narrativa ed evocativa, laddove è la globalizzazione ad avviare un paradosso che contrappone il locale alla massificazione delle culture.

In poche parole: le ultime generazioni di cinesi ascoltano il rock d'importazione occidentale e lo riproducono. Ma se siete mongoli emigrati a Pechino e volete andare a recuperare (e salvaguardare) le vostre radici quando il sistema riconosce tutte le culture per poterne imporre meglio una sola, allora potete fare qualcosa di più. Ovvero unire il blues, il folk-rock, addirittura il country e il punk ai suoni tradizionali delle lande immense del Gobi. Dunque le chitarre elettriche e il canto gutturale; il violino morin khuur e il banjo; il basso e il flauto tsuur.

He who travels far è il secondo lavoro di questi sei musicisti mongolici e cinesi dopo l'Introducing di due anni fa che li presentava come una sorta di epigoni asiatici del Morricone all'opera per Sergio Leone ma anche come fautori di un blugrass muscolare e alcolico, tutto chitarre impazzite e bordoni vocali. Qui produce Ken Stringfellow (R.E.M., Neil Young) che assesta e rinvigorisce il suono, mentre Marc Ribot mette la sua sei corde su una Dorov Moraril dall'impatto granitico come pedata di cavallo. Le altre sedici tracce (tre di bonus-track) si muovono tra scampoli cinematici (Gobi road), country-folk caracollanti (Uruumdush) e anthem mistico-battaglieri (Hanggai), con liriche che spostano velocemente il focus da una realtà pastorale ritratta con toni mitologici a un presente di immigrati in cerca d'identità molto meno edificante. Se i Pogues fossero nati tra Ulan Bator e Pechino probabilmente suonerebbero come loro. Fate spazio al country mongolico.

(7.5/10)

Scheda: Hanggai

Pubblicazione: 07 Gennaio 2011

File under: country mongolico

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Luca Barachetti
Luca Barachetti (Album 2010)

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