Recensione
Red Barked Tree The Wire
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post-punk adulto Voti redazione e staff

The Wire

Red Barked Tree

Pink Flag

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È la recente riedizione di Send Ultimate a spianare la strada al rientro in pista degli eroi del post-punk made in England. Similitudini e rimandi con l’aurea e disturbante fase degli Wire che furono, però, finiscono qui. Il terzetto è ormai distante dai brucianti sconquassi di fine settanta, così come dalla reprise accecante d’inizio 2000. Se si fa eccezione per un paio di momenti in cui l’antico ardore brucia ancora (l’incessante stomp-wave di Two Minutes, l’acido sing-a-long di Moreover) Red Barked Tree si configura come un album stilisticamente e musicalmente maturo, ma senza la scintilla della rabbia giovanile che ne contraddistinse gli esordi e ne segnò il mito.

Argomentazioni poco interessanti, direte voi, soprattutto alla luce di reunion ancor più deludenti, anche di area post-punk inglese. È infatti innegabile che Red Barked Tree sia un disco ottimo sotto molti punti di vista: una produzione al limite della perfezione, canzoni equilibrate e solide, coesione interna eccellente. Manca però la scintilla che ce li aveva fatti apprezzare anche agli albori del terzo millennio e che evidenziava gli spigoli e le asperità di un suono caratteristico e personale. In Red Barked Tree troviamo un'eccessiva, voluta limatura delle curve a gomito, un adeguamento agli stilemi di una wave molto chitarristica e melodicamente pop da mid-80s, che ha abdicato alla complessità come già nel precedente Object 47, che sceglie l’anima easy-listening in molte delle sue frecce (Now Was, Adapt, Bad Worn Thing) ma che è innegabilmente legata al confronto col passato. E che irrimediabilmente vi soccombe.

(6.4/10)

Scheda: The Wire

Pubblicazione: 04 Gennaio 2011

File under: post-punk adulto

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