Hai voglia ad accapigliarti sull'artista più importante e/o innovativo di questo primo scorcio di secolo, quando in giro ci sono gruppi come Demon's Claws, gente che sforna album formidabili ed estranei a qualsiasi concetto di evoluzione.
Questo, almeno, se li si guarda dal di fuori. A volersi confrontare con il loro immaginario, o volendo usare i loro paradigmi (codificati quasi esclusivamente nel triennio 65-67), quello che avviene con quest'ultimo album è una vera e propria rivoluzione copernicana.
Jeff Clarke e compagni inoculano quel tanto di acido lisergico che basta a trasformare il loro garage sferragliante, in una psichedelia scheletrica. Con un meccanismo analogo a quello dei precedenti lavori, i brani vengono scarnificati nella loro essenzialità e i meccanismi del rumore messi allo scoperto da una produzione impietosa.
La novità sta nel fatto che questo procedimento è oggi al servizio di composizioni meno convulse, in cui le melodie trovano sbocco fra i detriti elettrici, gli spazi vengono riempiti da riverberi lunari e le sonorità rese meno ostiche da una registrazione, per una volta, degna di tal nome. Il risultato non è poi così lontano da quanto ottenuto recentemente dai Fresh & Onlys, sebbene l'approccio dei Claws sia più ortodosso e filologico.
Il blues atmosferico di Trip To The Clinic e il folk drogato di Anny Lou sono una versione ai raggi X della psichedelia texana dei 13th Floor Elavator; le ritmiche elementari di Fed From Her Hand incontrano al minimo comune denominatore tutte le band dimenticate dei vari Pebbles e Back From The Grave. Nel finale, la ballad Weird Ways sfodera un basso tondo e chitarre liquide inedite per il combo canadese.
Lungi da rappresentare il suono del millennio in corso, quello dei Claws è materia viva e pulsante: quanto basta a tenere inchiodati all'ascolto dal primo all'ultimo minuto e a fare di Defrosting il pinnacolo della loro esigua ma sfolgorante discografia.
(7.0/10)
Scheda: Demon's Claws
Pubblicazione: 01 Gennaio 2011
File under: Garage Psych
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