Semisconosciuti e mai davvero spinti criticamente, i texani The Octopus Project sono una stereotipica band Anni Zero. Attivi dal 1999, e presenti a festival anche importanti, sono scomparsi dentro un mulinello di post-rockismi di stampo europeo virati all’elettronica (tastiere e synth vari, drum machine) e layeristica sonora sulla scorta di label come Arts&Crafts e act come Architecture in Helsinki o Mùm, campanellini e mentalità corale/strumentale inclusa nel pacchetto.
Viste le premesse, un’installazione multimediale di otto speaker e altrettanti schermi, Hexadecagon, quarto album dei ragazzi, doveva essere la loro prova più interessante e avant. Una conversione in formato album (e quindi stereofonica) ha poi ridimensionato l’impresa con risultati nettamente minimalisti (il caso più ecclatante: il pigiare incessante di tasti da quaranta pianoforti in Circling) e in generale un impasto sonico ampiamente masticato e digerito (lo xilofono e le elettroniche in crescendo Mogwai di Glass Jungle).
(6.4/10)
Scheda: Octopus Project (The)
Pubblicazione: 14 Febbraio 2011
File under: Coralità pop
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