Recensione Libro
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Genere

memorie rock

Data di uscita

Ottobre 2010

Pubblicazione

22 Dicembre 2010

Joe Boyd

Biciclette bianche

Odoya

Una leggenda viva e vegeta. Produttore di dischi che hanno segnato la storia del rock senza mai smarrire nel tempo la loro dimensione di nobiltà illuminata, roba targata Fairport Convention, Sandy Denny, i primissimi Floyd, ovviamente e soprattutto Nick Drake, poi Nico e più avanti i R.E.M. della ricostruzione delle favole. Ma anche produttore cinematografico con all'attivo un documentario su Jimi Hendrix e l'apprezzato Scandal di Michael Caton-Jones, nonché consulente musicale per Arancia Meccanica di Kubrick. Non bastasse, prima ancora fu tra gli artefici della mitologica stagione dell'UFO club, mettendo lo zampino anche nell'organizzazione del Newport Folk Festival.

Joe Boyd fu insomma intimo di ciò che più amiamo degli anni Sessanta, della musica come scoperta ed esperienza fondante, dietro ogni evento davvero la possibilità di compiere un altro scalino verso l'Eden. A cavallo tra le due sponde dell'Atlantico, ebbe la sagacia e la giusta dose di fortuna di trovarsi nel posto giusto con le persone giuste. Tanto le miserie che gli splendori escono da questo memoriale come ingredienti di un tortino umano tendente alla magia. Anche se la magia resta quasi sempre fuori dall'obiettivo, quasi fosse data per scontata: Arnold Layne, Liege And Lief, Five Leaves Left, Desertshore, il crepitare elettrico di Dylan in faccia ai (benemeriti) sacerdoti del folk-revival (rigorosamente acustico), l'acidità panica di Woodstock... Boyd non racconta la musica, accenna appena al suo farsi.

La sua cronaca riguarda il dietro le quinte, scorci e aneddoti che come pennellate accorte restituiscono scorci di vita. Il frenetico rimpallo di responsabilità a Newport, gli Incredible String Band alle prese con Scientology, il formidabile dilettantismo che carburava l'UFO, l'amaro cupio dissolvi di Sandy Denny, i folgoranti frammenti d'intervista ai conoscenti del defunto Hendrix (stupendo l'aneddoto dell'incontro con Pete Townshend), gli angosciosi segnali d'addio al mondo di Drake... E' una lettura che illumina sul divario tra quel passato, il presente e tutti i domani possibili. Su ciò che siamo condannati a perdere nell'epoca della deliziosa abbondanza. Il fatto che Boyd non sia un vero e proprio scrittore e una traduzione non sempre brillante poco importano: consigliatissimo, ai limiti dell'obbligatorio.

copertina pdf #91