Recensione
Red State Gowns
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folk degenere Voti redazione e staff

Gowns

Red State

Cardboard

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L’esordio dei Gowns è un pugno nello stomaco. Una raccolta di canzoni di una bellezza lancinante, di quelle che lasciano a lungo il segno sulla pelle di coloro che si avventurano nell’ascolto.

Ezra Buchla e Corey Fogel (entrambi ex Mae Shi) insieme a Erika Anderson, fuoriuscita dagli Amps For Christ, mettono su un triangolo drammaticamente amoroso che sfrutta sapientemente le degenerazioni folky della New Weird America. Benedetti dall’alto dallo spirito insieme selvaggio e ramingo di Carla Bozulich, che restituisce il favore del supporto ricevuto in occasione di Evangelista, i tre intessono una musica autunnale, brumale, fatta di chiaroscuri emozionali e intrisa di una profonda e lacerante malinconia.

New Weird America, si diceva, per il saper mischiare in maniera eterodossa psichedelia d’impianto folk a suggestioni tra le più diverse: noise in lo-fi e elettronica d’accatto, notturne note di piano e disturbi da synth, oscuri droni dilatati e vocals in crescendo drammaticamente melmoso. Ne escono gemme gloomy e da apocalisse dell’animo come White Like Heaven il cui struggente crescendo ha pochi eguali al mondo, o nenie brumose per sola voce e fruscii come Clawless.

La grossa capacità dei Gowns è quella di disegnare atmosfere intimiste e deformi mediante una tavolozza di colori semplice e già conosciuta, tanto che ci si ritrova spesso ad ascoltare e perdersi in questi 10 pezzi. Musica che straccia il cuore, se non si fosse capito.

(7.5/10)

Scheda: Gowns

Pubblicazione: 27 Gennaio 2008

File under: folk degenere

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