Recensione
Plan Your Escape Girls In Hawaii
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indie pop Voti redazione e staff

Girls In Hawaii

Plan Your Escape

Naïve Maison D'Artistes

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Sono passati circa cinque anni da quando un gruppo belga dal nome insolito conquistò meritatamente le luci della ribalta indie alla prima uscita discografica. Successo meritato, abbiamo detto, ma di durata limitata. Purtroppo è così che gira il mercato discografico: come minimo un disco ogni anno, altrimenti l’oblio. E ciò vale ancor più se il gruppo in questione non possiede un forte hype mediatico. Di ciò i Girls In Hawaii sembrano essersene fregati altamente defilandosi per tutti questi anni e prendendosi tutti i rischi del caso. Il tempo gli avrà dato ragione? Senza troppi giri di parole rispondiamo subito: sì, ma c’è un però. Il nuovo album conferma e mantiene quanto di buono era emerso da From Here To There. E ciò non è poco, anzi. Chi non se li è dimenticati sa benissimo di cosa stiamo parlando: freschezza pop intrisa di frizzanti e nostalgiche melodie a metà strada fra Grandaddy, Belle & Sebastian e dEUS, sorretta e impreziosita da una delicatezza strumentale unica. Quest’ultima, vero e proprio tratto distintivo dei Nostri, in alcuni episodi di Plan Your Escape risulta addirittura ancor più curata e ricercata: non c’è una nota fuori posto, i vari strumenti riempitivi si incastrano alla perfezione senza mai appesantire la leggerezza finale. Esempio di ciò è la bellissima Shades Of Time: sorretta da un intimo arpeggio chitarristico si arricchisce gradualmente di suoni più disparati (hammond, fiati, maracas, xilofono, etc) fino a raggiungere una pacata e rilassante orgia strumentale, nella quale il cantato mai perde il suo incedere sommesso. Però cinque anni sono tanti e avrebbero potuto fare qualcosa in più: non si registrano novità rispetto al lavoro precedente. Ma questa è l’unica critica che gli si può muovere. Ché Plan Your Escape è un album di grazioso e fascinoso indie pop difficile da sentire ultimamente.

Fin dalla canzone apripista, nonché primo singolo estratto, This Farm Will End Up In Fire, è evidente come i “nonnetti” indierock siano il punto di riferimento più vicino ai Girls In Hawaii. Ma sono la leggerezza e la semplicità stilistica, che quest’ultimi riescono a mantenere nella loro proposta eterogenea, a differenziarli positivamente. Infatti si passa da atmosfere più solari come in Sun Of The Sons – qui sono addirittura i Thrills ad essere chiamati in causa – e Summer Storm a quelle più bucoliche di Fields Of Gold e della title track, passando per certe derive elettriche di Grasshopper e Road To Luna (molto vicine ai teutonici Slut), fino a episodi riuscitissimi per urgenza pop come Bored e Summer Storm, senza mai perdere quella facilità di ascolto che li contraddistingue. Insomma in quest’album non si registrano cadute di tono alcune. Se avessero osato un poco di più avrebbero pianificato la loro fugaperfetta. Magari sarà la terza prova a sancire la perfezione pop. Basta che non ci facciano aspettare altri cinque anni perché in quel caso la mancanza si farebbe sentire, eccome.

(7.2/10)

Scheda: Girls In Hawaii

Pubblicazione: 18 Febbraio 2008

File under: indie pop

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Andrea Provinciali
Andrea Provinciali (Album 2008)

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