Stavolta non lo ha fatto per errore, come successe per la prima versione di Logos. In un anno che ha visto la sua band principale, i Deerhunter, fare un salto in alto ulteriore verso l'empireo dell'indie, e forse qualcosa di più, Bradford Cox non riesce comunque a concentrarsi unicamente su di un progetto. Troppe le idee che gli vengono in mente, troppe le suggestioni e le storie da raccontare in musica. Così scopriamo dal suo blog che mentre usciva Halcyon Digest e per tutto l'autunno, quando avrebbe dovuto essere impegnato a promuoverlo, Cox ha riempito tutti i buchi liberi per chiudersi in cameretta e registrare una serie di brani che ora ci arrivano gratuitamente nel lettore mp3. Il titolo dei volumi, Bedroom Databank, esplicita già il senso dell'operazione: nuggets-delia da cameretta, composta, suonata e registrata completamente in solitaria a nome Atlas Sound, che nel frattempo sembra essere diventato lo spazio dove poter rinchiudere tutto quello che la pressione della band-madre non gli permette di sperimentare.
E che cosa troviamo dentro a questi primi tre volumi (ma c'è da scommettere che la storia non finirà qui)? Nel primo, quello che si basa su sintetizzatore e computer, Cox infila le cose più genuinamente d'ambiente, figlie di quell'ambient-pop, com'è stato definito, che determina fin dall'inizio le coordinate del progetto. Vi fanno capolino anche due cover, una di Kurt Vile (Freak Train) e Bob Dylan (These Wheel's On Fire), e brani puramente strumentali che sembrano veri e propri studi (come si dice in ambito classico) sui suoni. Fossimo nell'Ottocento, parleremmo di un taccuino di viaggio, dove gli appunti sono stralunati stralci di psichedelia-folk-gaze e il viaggio è tutto contenuto da quattro mura.
Nei seguenti due volumi entrano invece più che altro canzoni vere e proprie, basate su una strumentazione più tradizionale, ma dove il lavoro sugli effetti è determinante per il sound complessivo. A volte si ha l'impressione che la volontà principale di Cox sia quella di catturare l'essenza di un'atmosfera, di uno stato d'animo e di trasmetterla agli altri, in uno stato di bulimia compositiva che riflette un'altrettanto insaziabile necessità di esprimersi costantemente con le note. L'intensa attività ce lo fa immaginare come dominato da un'attitudine tipica del mondo del jazz, in cui le registrazioni sono solamente una fotografia istantanea di un processo che non comincia e non termina mai. Anche con Cox, sottoforma di Atlas Sound e di Deerhunter, siamo di fronte a un flusso ininterrotto di idee e brani che a volte finiscono nei dischi, altre volte finiscono in queste tapes.
Non tutto è, ovviamente, a fuoco e all'altezza del resto della produzione di Cox, ma la varietà degli stili raccontano meglio di qualsiasi discorso il piacere onnivoro della musica che lo anima e all'ascoltatore, addetto ai lavori o meno, restituisce un'immagine a tutto tondo di un compositore con il quale bisogna fare i conti.
(6.7/10)
Scheda: Atlas Sound
Pubblicazione: 24 Novembre 2010
File under: bedroom nuggets
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