Recensione
Death Message Blues Inca Babies
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post-punk / blues Voti redazione e staff

Inca Babies

Death Message Blues

Black Lagoon Records

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Non verranno certo ricordati per questo Death Message Blues gli Inca Babies. Al massimo per essere stati un discreto gruppo post-punk della Manchester di inizio anni Ottanta, capace di sintetizzare certi liquami Birthday Party e le maniere grezze dei Cramps in quattro dischi quattro. Un'avventura cominciata nel 1983 con un caveiano Rumble e conclusasi nel 1987, agli albori di quella Madchester chimica che imporrà canoni estetici di tutt'altro genere.

Risale al 2006 l'inaspettata reunion della formazione, sulle ali di un Plutoniom best of edito dalla Cherry Red. Tour successivo, qualche soddisfazione, l'idea di scrivere nuovo materiale. Poi l'improvvisa morte del bassista Bill Marten a metà lavorazione, un evento che trasforma la pubblicazione di Death Message Blues in un inevitabile omaggio all'amico scomparso.

Nel disco tutto si riduce a una raccolta di blues-rock acido come lo avrebbero fatto gli Electric Prunes se fossero stati prodotti da dei Gun Club imbolsiti. E forse è proprio questa la vera notizia. Ovvero ascoltare il gruppo parafrasare i bluesmen del delta in Tumblin' Man, scimmiottare un crossover chitarristico dal vago sapore Bad Seeds in The Miracle That Holds Me In Its Hands o accostarsi a un soul à la Eric Burdon in Even Lovers Drown, quando in realtà il passato della band sta da tutt'altra parte. Il resto è verve da cinquantenni, lutti che segnano, crisi di identità, ricerca poco convinta di uno svecchiamento fuori dai soliti giri. Un altro mattone di una biografia borderline che per ora si mantiene forzatamente borderline.

(5.0/10)

Scheda: Inca Babies

Pubblicazione: 09 Dicembre 2010

File under: post-punk / blues

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