Recensione
Leche Gregory & The Hawk
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bedroom indie-folk Voti redazione e staff

Gregory & The Hawk

Leche

Fat Cat

All'epoca del suo esordio del 2007, In Your Dreams, Meredith Godreau scelse il moniker Gregory and the Hawk per non essere associata a quel female folk che sapeva tanto di Novanta. Dopo l'esordio su Fat Cat nel 2008, con un disco, Moenie and Kitchi che faceva della collaborazione con altri musicisti il punto di discontinuità con le vicende precedenti, per il terzo full lenght si ritorna nella cameretta per dodici episodi in equilibrio tra folk e twee pop, dove la soavità e la zuccherosità sono elementi determinanti.

La prospettiva defilata è quella preferita dalla Godreau, che scrive di aver voluto basare Leche sull'osservazione di diversi luoghi e persone, "viaggiando, sia fisicamente che psciologicamente, ma senza venire mai coinvolta". E come tutti i viaggi che si rispettino, anche questo prevede una ricerca interiore speculare a quella esteriore (Soulgazing), il lasciarsi ammaliare dal paesaggio (Landscapes) e il sogno (Dream Machine). 

Musicalmente, nonostante il tentativo di depistaggio del moniker, siamo vicini al female folk di Mirah e alle atmosfere eteree e bucoliche di Joanna Newsom, ma giocate sempre con una inclinazione al ritornello appiccicoso che fa pensare, soprattutto negli episodi più movimentati, come Olly Olly Oxen Free, ai Belle and Sebastian. In Leaves fa capolino anche un po' di decadenza rock, rendendolo uno dei brani più riusciti del lotto, con la voce della Godreau che mette in gioco una sostanza inattesa e sembra quasi giocare sul modello Lolita.

Leche suona bene e scorre meravigliosamente nel lettore, ma ha il limite di non conficcarsi mai definitivamente nella memoria, lasciando l'esperienza dell'ascolto avvolta in una nebbia monocroma.

(6.5/10)

Pubblicazione: 01 Dicembre 2010

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