A questo punto abbiamo il quadro completo del progetto con cui, Tim Wheeler e compagni, hanno tentato la loro faticosa operazione di rilancio.
Dopo un primo capitolo caratterizzato da felici anthem a presa rapida (cosa che dimostrano di padroneggiare ancora con maestria), gli Ash utilizzano questa seconda tranche per concentrarsi su brani dal respiro più ampio e dagli più obiettivi decisamente più ambiziosi.
Purtroppo dimenticano che, storicamente, magniloquenza e pathos mal si coniugano il loro sound eternamente teenageriale e che la loro forza sta nello sciorinare un pop punk fresco e senza pretese.
La maggior parte dei brani di Vol. 2 si ricollegano al brit sound metallizzato del periodo Meltdown, con qualche pericoloso scivolone in zona Muse (Spheres). I tre irlandesi sanno di aver già portato a casa il risultato col precedente volume, così provano a battere nuove strade con risultati alterni. Nei dieci minuti della suite strumentale Sky Burial, danno vita ad un interessante psycho pop rock che guarda allo spazio, ma è con gli spasmi elettrici della febbricitante Embers che appaiono nelle loro vesti più consone.
Nel complesso la missione può dirsi compiuta, anche se rimango convinto che, con una cernita oculata, da tutti questi brani si sarebbe potuto tirare fuori un album singolo stellare.
(6.0/10)
Scheda: Ash
Pubblicazione: 28 Novembre 2010
File under: Indie rock
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