Quello che si sta sperimentando oggi dalle parti di Perth è un'idea comunitaria del rock che ha le sue radici nelle utopie hippy dei tardi 60s.
Mink Mussel Creek era il moniker di un collettivo di adolescenti che, nella prima metà degli anni Zero, sperimentava forme di psychedelia free form, prendendo le mosse dall'hard blues lisergico dei Blue Cheer e dal kraut più cosmico.
Quando i suoi membri decisero di porre fine a quell'esperienza, per dar vita a nuove formazioni, la collaborazione fra di loro non venne meno e quello dei Mink Mussel Creek rimase il nucleo fondante di una serie di realtà che oggi stanno fungendo da traino per revival psichedelico in atto nella capitale dell'Australia Occidentale. Quando la barra del comando è in mano al perfezionista Kevin Parker, la creatura assume il nome di Tame Impala, progetto ambizioso e cangiante, che abbiamo imparato ad amare grazie al recente e spettacolare Innerspeaker. Al basso di quella formazione (ma in passato lo si è visto anche alla chitarra e all'organo), c'è Nick Albrook. I Pond sono cosa sua, ed in pratica costituiscono l'alter ego fun & funky degli Impala. Frond è il loro primo lavoro ad essere realizzato in un vero e proprio studio di registrazione ed è una sorta di grande tributo ai 70s, in tutte le loro caleidoscopiche fogge.
Si parte con il chiassoso garage glam dell'opener Betty Davis e si finisce per librarsi negli infiniti spazi, sulla coda strumentale dell'evocativa title track. In mezzo ci si possono trovare frenetici gospel latini, tirate funkadeliche e stralunate jam che sembrano il frutto di un amplesso incestuoso fra Kraftwerk e Ash Ra Tempel. C'è anche il pop naif di Annie Orangetree e l'Elton John in acido di Sunlight Cardigan: è facile individuarli come i vertici espressivi dell'album, le frecce in grado di colpire al cuore anche chi maneggia con difficoltà la materia psichedelica.
La forza dell'album, in fondo, sta tutta qui: nella naturalezza innocente con cui Albrook e compagni affastellano idee, senza preoccuparsi di dar loro omogeneità; con lo stupore primigenio di un bimbo di cinque anni a cui è stata affidata una Delorean puntata quarant'anni nel passato. Non ha la minima idea di dove il viaggio lo condurrà, ma osservarlo è uno spettacolo che vale la pena di non perdere.
(7.3/10)
Scheda: Pond
Pubblicazione: 19 Novembre 2010
File under: Psycho rock
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