Recensione
Chord Lukid
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post-wonky Voti redazione e staff

Lukid

Chord

Werk Discs

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Se il wonky è ormai diventato un ‘affaire’ di definizione dell’estetica electro post-00 lo dobbiamo a gente come Lukid. Già con il suo precedente Foma ci aveva deliziato con inserti, sample e accostamenti che ereditavano la sapienza del bbreaking attualizzandola con le mosse poetiche di Warp o Ninja Tune. Proseguire su quella strada ormai quasi saturata dalle proposte è dura, ma Luke Blair sa cosa fare al momento giusto e al posto giusto.

La tattica per uscire dalla dispersività massimalista del dopo-Flying Lotus è inserire qui e là citazioni da altri mondi senza rovinare tutto con un inopportune uscite fuori tema. Il ragazzo resta sempre nelle stanze bbreak UK che caratterizzano il marchio di fabbrica Werk, ma ci costruisce intorno un’impalcatura di suonini a 8 bit (Rags), di loop Novanta illbient (Hair Of The Dog), field sounds à la Coldcut (Child Of The Jago), tastierine analogiche, tagli acidi (Through Gritted Teeth) e altri accorgimenti che dicono e non dicono, che aprono possibilità restando piacevolmente sull’irrisolto.

Chiamiamolo ancora wonky, ma se vogliamo dirla tutta, questa è musica ambient per smanettoni, un piccolo mondo privato in cui rifugiarsi, sia esso il deboscio post-party o la session di social network quotidiana cui ormai siamo inevitabilmente condannati. Chord fa da colonna sonora all’indeterminatezza del nostro presente con canzoni che non ricorderemo come singoli, bensì come una teoria di suoni da lasciare in loop melliflui e ammiccanti. Non cancellatelo dalla playlist. Tornateci ogni tanto e vedrete che lo apprezzerete sempre di più. Quello che oltreoceano chiamano un grower.

(7.2/10)

Scheda: Lukid

Pubblicazione: 21 Novembre 2010

File under: post-wonky

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Marco Braggion
Marco Braggion (Album 2010)

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