Metti una serata in compagnia di Harold Budd al piano ed Eraldo Bernocchi alle elettroniche, all'inaugurazione di un nuovo marchio di vino della cantina di Michele Satta (Bolgheri, Toscana), e ottieni il master per un album di soffusa ambient e invisibili droni che non aggiunge nulla alla carriera dei musicisti ma che, senz'altro, rappresenta l'ideale compendio sonoro per la casa vinicola.
In latino, il vino che dà il nome all'album significa "proprio se stesso" e sicuramente Budd, classe '36 e indimenticato protagonista di The Plateaux of Mirror e The Pearl con Brian Eno, è proprio il pianista che conosciamo e che abbiamo visto rinascere nei 2000 grazie a una serie musicisti che lo hanno spinto a continuare a suonare. Tra questi, ricordiamo David Sylvian (per il quale, su Samadhi Sound, ha inciso Avalon Sutra, che doveva essere il suo ultimo lavoro), Daniel Lanois, Robin Guthrie, lo stesso Bernocchi e, non ultimi, gli U2, con i quali ha registrato Cedars of Lebanon lo scorso anno.
Nelle sue note nessuna sorpresa, dunque, e neppure nell'accompagnamento di un quasi invisibile Eraldo Bernocchi. Del resto, l'audio è funzionale al vino e agli scatti della video artista Petualia Mattioli. Il tutto al costo 160 euro (acquistabile sul sito di Michele Satta). Pondererei gli ultimi due fattori prima di tutto.
(6.0/10)
Scheda: Eraldo Bernocchi, Harold Budd
Pubblicazione: 26 Novembre 2010
File under: Ambient
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