Dopo The Night Before, ovviamente The Morning After: nel giro di pochi mesi i James di Tim Booth tornano con un altro mini, otto canzoni per mezzora di durata in cui espandono e danno ulteriore prova di quell’ispirazione già testimoniata un paio d’anni fa dal sottovalutato Hey Ma. Consapevoli del loro stato di meravigliosi reietti, i mancuniani continuano dunque, com’è loro costume da ormai una buona trentina d’anni, a fare musica per orecchie selezionate ed attente: dai toni epici che sanno di celtico di Got The Shakes e Rabbit Hole (come dovrebbero suonare gli U2 oggi, se avessero ancora sangue al posto del cash) al tecno-pop di Tell Her I Said So (New Order e Pet Shop Boys sugli scudi), dalle ballate acustiche Kaleidoscope e Dust Motes (Coldplay e Echo & The Bunnymen, toc toc) e i sentori notturni à la Eno di Fear all’enfasi orchestrale di Lookaway (non troppo lontana dal Morrissey solista dei primi tempi). Praticamente un inappuntabile compendio di stile, con gusto e sentimento. Niente da fare, anche volessimo non riusciremmo a dirne male.
(6.9/10)
Scheda: James
Pubblicazione: 21 Novembre 2010
File under: pop
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