Pensate di conoscerlo davvero, Gary Wilson? Non ci stupirebbe anzi se non lo conosceste affatto: nell’ideale classifica degli outsider di (stra)culto il suo nome occupa di diritto una posizione parecchio alta. In estrema sintesi: un album completamente fatto in casa nel 1977, You Think You Really Know Me, che mescolava senza remore funk, disco, punk, psych, avantgarde, new wave e doo wop riprendendo e anticipando in misura diversa Prince, Flaming Lips, Beck, Steely Dan, Lou Reed, Daniel Johnston, in una sorta di parodia residentsiana che però si prendeva sul serio, eccome. A ciò si aggiunga un personaggio coi controfiocchi: enfant prodige (scrive e incide nella cantina dei genitori sin dai dodici anni di età), discepolo di John Cage (che gli avrebbe suggerito: “se la tua performance non irrita il pubblico, non hai svolto il tuo compito”), musicista lounge (attività che svolge ancora attualmente per sbarcare il lunario), amante delle anatre (che alleva e cura come animali domestici), terrorista live (i suoi show a base di mise impossibili, sangue finto e farina sono ad oggi un must).
Certi di avervi titillato a dovere, vi rimandiamo per il resto al documentario You Think You Really Know Me: The Gary Wilson Story - oltre che ovviamente all’omonimo disco, più volte ristampato - e veniamo al dunque: questo è il terzo album del clamoroso comeback di inizio millennio, fortemente voluto dai fan più accaniti (Beck in testa) e che ha già prodotto Mary Had Brown Hair (2004) e Lisa Wants To Talk To You (2008), di fatto riprese musicali e tematiche del citato capolavoro weird del ‘77. Per quanto più coeso e omogeneo, Electric Endicott ovviamente non sfugge alla regola: una festa camp di nenie pop appiccicosissime e irritanti insieme (Where Did My Duck Go su tutte), condite dai consueti testi iperpersonali da eterno teenager timido e infoiato allo stesso tempo (Mary, Cathy, Karen, Lisa, Linda, Diane; il cast delle ossessioni femminili è il solito) e intervallate come d’abitudine da una serie di brevi schegge strumentali ora lounge ora psych. L’effetto sull’ascoltatore è sempre straniante: da mente irripetibile qual è, il genio contorto di Wilson fonde comico e tragico con estrema naturalezza, lasciandoti al contempo entusiasta, infastidito e parecchio confuso. Una lezione costante – e inarrivabile - per tutti gli Ariel Pink e Of Montreal di questo mondo.
(6.7/10)
Scheda: Gary Wilson
Pubblicazione: 20 Novembre 2010
File under: weird pop
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