Recensione
The Old Horse Manuok
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alt-folk Voti redazione e staff

Manuok

The Old Horse

Macaco Records

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La ricchezza espressiva del precedente No End To Limitations viene ridotta in un battibaleno alla musica minimale, strascicata e malinconica di The Old Horse. In un bagno primordiale di affetti persi (il nonno) e ricordi rurali, andature svagate e cantato in controluce che si accontenta di farsi guidare da una chitarra acustica, un pianoforte, un batteria e poco altro. Parrebbe un difetto e invece è un pregio. Tanto che in questo più che in altri dischi di Scott Mercado – alle spalle militanze in Black Heart Procession, Devics e miriadi di collaborazioni, non ultima quella che lo ha visto ricoprire il ruolo di produttore per il recente Super 8 dei Grimoon – sembra emergere la reale virtù del polistrumentista americano. Ovvero il saper fissare confini e obiettivi precisi, anche quando si tratta di maneggiare – ed è il caso soprattutto di questo terzo disco a nome Manuok - quello che forse è il materiale più comune e malleabile sulla piazza: il folk.

In tanti ci provano, pochi riescono a gestire alla stessa maniera lirismo e semplicità. Spacciando per naturali melodie invece ricercate, artigianali e poco interessate alle scene di riferimento. Su una scrittura che con l'approccio al lavoro dei sodali Pall Jenkins/Tobias Nathaniel ha più di un punto di contatto, a cominciare da quell'attenzione maniacale riservata allo svolgimento della parte musicale. Dettagli strumentali che segnano a fuoco – il Badly Drawn Boy sognante dell'iniziale Cold Winter, la progressione sul piano di Salt In Water, le cadenze marziali di Carcerate – dando spessore a un album da consumare con lentezza.

(7.2/10)

Scheda: Manuok

Pubblicazione: 24 Novembre 2010

File under: alt-folk

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