Che l'immaginario sia importante per una band agli esordi, è ormai opinione comune. Ricondurre la musica a un'ispirazione totalizzante significa spesso favorirne l'assimilazione e stimolare la curiosità di chi ascolta con riferimenti ben precisi, prima che con i brani. Questo è quanto fanno anche gli The Ministro con Tempi moderni, dedicando un'opera rassegnata e ironica (oltre a una ragione sociale decisamente in tema) a una classe politica comica già di suo e quindi particolarmente predisposta allo sfottò.
E allora cravatte e completi scuri incastonati tra il valzer di Tutti al ministero e il tex-mex di Elezioni a Little Garden, lo swing di Comizio all'italiana e il reggae di Ponte si ponte boh?!, il collage citazionista della title track e il blues di Da domani smetto. In un accatastarsi di generi e idee scoordinate in bilico tra il Marco Carena di Ciao Paese, il Gaber di Io non mi sento italiano ed Elio e le storie tese. Con le dovute differenze di peso specifico, dal momento che il cantar disgrazie dei The Ministro sembra più un lamentarsi goliardico un po' fine a sé stesso che una critica affilata. Seppur suonato in maniera impeccabile.
(6.4/10)
Scheda: Ministro (The)
Pubblicazione: 23 Novembre 2010
File under: rock
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