Recensione
Lightdark No Sound
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Ambient prog Voti redazione e staff

No Sound

Lightdark

Burning Shed

C'è qualcosa di lascivamente maniacale nella proposta sonica dei Nosound, quintetto romano coagulato attorno a Giancarlo Erra, chitarrista, tastierista, cantante e compositore. Una mania che nasconde una certa ragione, se è vero che dopo oltre cinquanta minuti di questo Lightdark - secondo opus a tre anni da Sol29- scopri di non esserti annoiato neanche un po'. E questo malgrado le premesse: l’ectoplasmatica incessante presenza di un bordone di synth, il passo invariabilmente sintonizzato tra l'assorto e il solenne, quattro pezzi lunghi su sette, di cui uno oltre il quarto d'ora. Ma c'è un ingrediente segreto, ed è la leggerezza di stampo wave pop che assolve, se così si può dire, la pregnante devozione ambient-prog.

Si ascolti a tal proposito quella Someone Starts To Fade Away, tra l'altro cantata da Tim Bowness dei No-Man - che cuce su ordito di piano e mellotron una melodia che non sarebbe spiaciuta a Marc Almond, o quella The Misplay in cui capita di scorgere tra l'eterea congettura di violoncello più di un singulto David Sylvian, mentre From Silence To Noise - il pezzo fluviale - potrebbe essere una sequenza al ralenti del Brian Eno in bilico tra struggimento e trascendenza.

Melodie pervase di apprensione carezzevole, non prive di una certa brillantezza, in grado di sostenere con una certa disinvoltura tanto quelle molli evanescenze da cugini languidi dei Sigur Ros (la title track) che i blues apocalittici tipo gli ultimi Pink Floyd, assolo gilmouriano incluso (Places Remained). Va a finire che questo disco potrebbe piacere a un bel po' di gente, inclusi certi orfani dello shoegaze e del post-post-rock più trepido.

(7.0/10)

Scheda: No Sound

Pubblicazione: 04 Febbraio 2008

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2008)

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