Recensione
Generation Hexed Drums Of Death
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Synth-Pop Voti redazione e staff

Drums Of Death

Generation Hexed

Greco-Roman

Leggi il nome del progetto, guardi le foto su MySpace, e la prima associazione mentale che ti viene da fare è quella con i Liars, un po' per le suggestioni evocate e un po' per l'assonanza col loro Drum's Not Dead. Poi l'occhio cade su Greco-Roman, l'etichetta di Joe Goddard degli Hot Chip per cui esce questo Generation Hexed, e qualcosa inizia a non tornare. Infine ascolti e ti rendi conto di quanto l'abito non faccia il monaco. Niente isterie glo, niente tribalismi voodoo: cassa dritta, invece. Sì perchè Colin Bailey, alias Drums Of Death, è di fatto un animale da party. O da Bloc Party, come potrebbe in prima istanza osservare qualcuno nel ritrovare, in tracce come Won't Be Long o London Teeth, i medesimi richiami techno primi anni '90 che caratterizzano la produzione recente del celebre quartetto.

Nel resto dell'album però trovano posto ritmiche più elaborate e costruzioni meno prevedibili, e allora forse il paragone era affrettato e quella timbrica vocale non è quella del buon Kele Okereke ma quella di Tunde Adebimpe dei più obliqui TV On The Radio (Science & Reason). Il quadro si fa chiaro del tutto solo quando tra strumentali 8bit (Creak) e funk convulsi alla Hudson Mohawke (Everything All At Once) inizia a fare capolino la parola wonky, la cui accezione di crossover di generi corrisponde di fatto alla filosofia su cui regge l'intero disco: non l'emulazione, più o meno volontaria, di questo o quel gruppo quanto piuttosto una genuina attitudine da club, dove intelligenza e profondità non sono bandite ma coniugate in una non-etica di puro divertimento. Così, quando Colin si fa più enfatico nel cantare, l'immagine che prende forma è semplicemente quella degli stessi brani suonati dal vivo, con il pubblico che incalza sotto il palco in Modern Age per poi sgolarsi nei cori di Voodoo Lovers.

Generation Hexed è un album tutt'altro che innovativo ma in qualche misura fresco e all'insegna di un disimpegno che ci rende il suo titolare estremamente simpatico. Ottimo da suonare in un prossimo party casalingo, e poco conta se già tra un mese balleremo qualcos'altro.

(7.0/10)

Scheda: Drums Of Death

Pubblicazione: 09 Novembre 2010

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