Quello di Alessio Natalizia è un nome che può suonare sconosciuto ai non addetti ai lavori ma di cui in realtà si è fatto già un bel parlare, dapprima grazie alla fortunata esperienza nei Disco Drive e più recentemente con l'esordio di Walls, già culto presso gli appassionati di chill-wave di tutto il mondo. Tra un gruppo e l'altro c'è stato tempo anche per un side-project oggi a un passo dalla prima uscita ufficiale e in cui sono rintracciabili tutte le sfumature della parola glo. Seguendo il modello reso celebre dai vari Lotus Plaza e Atlas Sound, Banjo Or Freakout prende il via nel 2006 da una serie di registrazioni domestiche condivise gratuitamente su un blog e sporadicamente intervallate da qualche uscita su cd-r e 7". Non stupisce quindi che sia ora la Lefse Records (Neon Indian) a pubblicare questo EP, primo di una serie che si propone di portare alla luce il materiale rimasto nei cassetti degli artisti di volta in volta coinvolti.
Nonostante Way Slow Volume 1 sia per sua natura destinato a un'utenza molto ristretta, la qualità complessiva risulta comunque superiore alla media di questo genere di pubblicazioni. I solo-project dei due Deerhunter sopra citati rimangono i paragoni più verosimili ma al tempo stesso rappresentano modelli entro cui circoscrivere un gran numero di influenze, dalle jam psichedeliche degli Animal Collective riassunte nei tre minuti tribali di Over There allo space-rock di scuola Spiritualized omaggiato nei coretti enfatici di Is That All?; fino a una 75 che pur nella sua semplicità tecnica (chitarra acustica + voce in delay) si candida come ballad imprescindibile per l'autunno degli shoegazers in ascolto, forte del suo girare intorno alla parola spleen senza abboccare mai davvero. Degno di elogio anche il criterio di selezione dei brani operato da Alessio, in un equilibrio perfetto fra episodi ancora acerbi ed altri più compiuti: accanto a ritmiche composte da un'unica nota di pianoforte, riff di chitarra distorti e cantati prossimi al mugolio (0156) trovano posto canzoni vere e proprie, voci in primo piano e melodie nitide (Vasto Beach).
La natura inevitabilmente sconclusionata dell'insieme rende difficile mettere a fuoco il presente e conseguentemente il futuro di Banjo Or Freakout: sicuramente le carte da giocare sono molte, si tratta di saperle organizzare e sviluppare così una personalità necessaria a distinguersi in un genere ormai inflazionato e in attesa di evoluzione.
(6.4/10)
Scheda: Banjo Or Freakout
Pubblicazione: 12 Novembre 2010
File under: Indie
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