Recensione
Olympia Bryan Ferry
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wave pop Voti redazione e staff

Bryan Ferry

Olympia

EMI

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La cosa migliore di questo disco è l'ostentazione quasi sfacciata o se preferite narcisistica con cui Brian Ferry mette in scena se stesso, patteggiando senza remore col proprio passato (a partire dal glamour retro-attualizzato della copertina, featuring una patinatissima Kate Moss). Ed è, come è facile immaginare, anche la cosa peggiore. Ha fatto le cose in grande, coinvolgendo nomi altisonanti come David Gilmour e Jonny Greenwood oltre ai vecchi compagni d'avventura Brian Eno, Phil Manzanera e Andy Mackay. Inevitabilmente si è fatto un gran parlare di questa sorta di reunion discografica dei Roxy Music, dopo il pugno di concerti tenuti dall'inizio dell'anno ed il tour annunciato per il prossimo gennaio. Per quanto smentita dai diretti interessati, per quanto di sponda, nei fatti la reunion si è consumata anche in studio. Certo, non era il caso di sperare in un ritorno alle impudenti sperimentazioni post-glam dei primi seventies. No: in Olympia il sound staziona tra i languori patinati di Avalon e le febbricole dance-wave-funk di Manifesto, e in un certo senso è giusto così. Una formula comoda e senz'altro opportuna, o almeno priva di eccessive velleità. Tuttavia, ammetto di aver provato un certo imbarazzo durante l'ascolto, come sempre quando m'imbatto in una nostalgia che rincula in piacionismo giovanilistico.

Non è il caso di rimproverare a Brian Ferry di essere Brian Ferry, ma tutto questo dandysmo fireo, a briglie sciolte e fuori tempo massimo se da una parte ci restituisce un'icona rock in ottima forma, dall'altra finisce per creare mostriciattoli come Heartache By Numbers - epica Arcade Fire disinnescata Cock Robin - e una versione di Song To The Siren sdolcinata fino alla nausea. Va un pizzico meglio coi Depeche Mode rifritti di Shameless, mentre Reason Or Rhyme tenta con una certa dignità di riesumare i turgidi languori anni Ottanta. Alla fine, l'unico episodio degno di nota è la conclusiva Tender Is The Night, con la voce che s'immerge e riemerge tra i mesmerismi sintetici. Un po' poco, tenuto conto dello strombazzamento.

(4.5/10)

Scheda: Bryan Ferry

Pubblicazione: 05 Novembre 2010

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