Recensione
Litanies Royal Baths
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art-pop sixties Voti redazione e staff

Royal Baths

Litanies

Woodsist

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Siete in astinenza da Crystal Stilts et similia? Non riuscite a uscire dalle sabbie mobili del revival sixties più arty? Fiondatevi su questi californiani Royal Baths, freschi di cambio di ragione sociale e all’esordio lungo, dopo non più di un paio di 7”.

Stessa forza affabulatoria del citato quartetto newyorchese e del sound più artistoide di Williamsburg, in generale, nel rivedere le spinte sixties-pop alla luce dell’avanguardia velvetiana, Litanies lascia da subito a bocca aperta per maestria e equilibrio nel gestire una materia iper-abusata. Mezzi pochi – doppia voce maschile per un terzetto dalla strumentazione classica – ma soluzioni non banali che conquistano dai primi secondi dell’opener After Death. Obliquo e groovey, ossessivo senza essere claustrofobico Litanies è pieno zeppo di piccoli tesori tanto minimali quanto perfettamente dosati, capace di tirare in ballo l’ovvio pop dei sessanta, il rock inacidito dei Velvet, la psichedelia più corposa e visionaria e un tocco di weirdismo arty che li cala non a caso nel catalogo Woodsist.

Psych-pop oscuro e gloomy, ritmica scheletrica e chitarrismo in modalità garage/lo-fi per tanti pezzi al di sopra della già alta media di casa, e con almeno un capolavoro: Sitting In My Room, 5 minuti di dolce, fluttuante e ossessiva paranoia, che culla verso la California della Summer Of Love e, contemporaneamente, verso lontani mondi orientali. Consigliatissimo.

(7.3/10)

Scheda: Royal Baths

Pubblicazione: 04 Novembre 2010

File under: art-pop sixties

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