Una chitarra che graffia nervosetta l'estro funk, tastiere (tastierine, tastierone, tastieracce) a pennellare frizzi e lazzi disco anni ottanta più o meno italo, traslati poi nelle aciderie club dei nineties con tutto il sovraccarico di tensione febbricitante e liberatoria, il tutto attualizzato per gli anni zero con piglio DFA. Due anni (quasi tre) dopo l'omonimo debutto, a pochi mesi dalla cover di Johnny Come Home (pezzone targato Fine Young Cannibals) che annunciava il nuovo corso su Foolica Records, i tre Low Frequency Club tornano con questo West Coast per ragguagliarci sulla loro frizzante ossessione.
Traccia via traccia, cogli entusiasmo, impudenza, energia, la cura ludica dei dettagli, la saldezza affilata degli intenti. Una scrittura capace di sfornare potenziali craque come Disturbed Dancer o la feroce We Are Wolves. Roba felice e facile col ghigno nel taschino, attenta (giustamente) solo al qui e ora, tuffandosi dal trampolino di un passato ancora turgido. Capiterà ai bradipi come il sottoscritto di chiedersi: ma perché? Solo per sentirsi rispondere: perché no?
(6.6/10)
Scheda: Low Frequency Club
Pubblicazione: 10 Novembre 2010
File under: electro funk
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