Emiliano Angelelli è giornalista e cantautore di origini umbre ma stanziato a Roma, la fama di bizzarro confermata dalla scelta d'imporre al suo progetto solista il nome di un grande regista morto troppo presto, fatto salvo un uso non convenzionale delle parentesi. Ma Elio P(e)tri non esisterebbe senza il decisivo contributo di Matteo Dainese, batterista in primis (già Ulan Bator e Jitterbugs) e in questo caso anche produttore. I due si sono conosciuti nel 2009, intesa fruttuosa che, a partire da demo casalinghi risalenti all'ultimo lustro, confeziona oggi un album di debutto degno di considerazione.
Dieci tracce in italiano, testi come haiku in loop a celebrare una travagliata ricerca (e riscoperta, e smarrimento) di sé, trame sonore elettroacustiche che rammentano dei Blur in fregola zen, certo camerismo corrucciato dEUS, angolosità poetiche Marco Parente, lirismo rappreso La Crus oppure un Paolo Benvegnù robottizzato Warp. Non spiace l'aria grave continuamente stemperata tra disillusione e autoironia, come un'intensità spacciata per scherzo. Infine, giusto mettere in rilievo due pezzi come Rachmaninov e Bradipo, che nel fantomatico mondo dei giusti avrebbero i numeri per farsi largo nelle migliori playlist.
(7.0/10)
Scheda: elio p(e)tri
Pubblicazione: 07 Novembre 2010
File under: cantautorato indie
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