Paolo Conte è di quella genia di songwriters la cui imitazione non è solo impossibile, ma vana. Troppo personale e rigorosa una poetica che dal 1974 (anno d'esordio come titolare, dopo un decennio come autore per altri) lo ha visto costruirsi un mondo suo proprio, d'immaginazione unica eppure così solidamente legata ad alcune immancabili influenze (il jazz fino ai cinquanta, la canzone francese, il tango e poco altro). Negli anni è diventato un classico vivente ed è dunque normale che gli ultimi dischi della sua produzione ripassino un repertorio di soluzioni prestabilite, giocando sul filo sottile di variazioni minime e ritorni.
Per chi scrive l'ultimo grande capolavoro contiano è Una faccia in prestito (1995), da lì in poi una produzione sempre sopra la media, con qualche grande momento e tanto (buon) mestiere. Così è per Nelson, titolo-dedica ad un suo cane, un pastore francese «dal carattere difficile ma con orecchie musicali», e quindici tracce che smentiscono l'annunciata crisi creativa di qualche anno fa.
L'iniziale Tra le tue braccia ripropone una classica ballad tra il malinconico e il dolorante-dondolante; Jeeves omaggia Woodhouse con uno swing brioso e elegante; Enfant prodige è languideria in francese; Clown una Max ripassata Nino Rota; Nina vorrebbe osare di più sul versante carioca ma si sa che l'Avvocato il fiume di gennaio l'ha visto solo dall'aereo. Dopo Galosce selvagge (sequel podistico di quell'inno alla due ruote che fu Silenziosa velocità nel precedente Psiche), Storia minima è il primo dei tre apici del disco, un piano-voce teatrale sull'onda di Dal loggione seppur più moderato nei toni.
Da lì in poi Nelson riprende quell'invaghimento per i suoni sintetici già comune in alcuni dischi degli anni ottanta e che era anche la maggior novità di Psiche. C'est beau, ancora in francese, gioca su un quadratissimo pop modernista; Massaggiatrice è puro e pudico relax in forma canzonettara con sonnacchiosa batteria elettronica sullo sfondo; Sarah, secondo apice, è quasi downtempo con synth aeriformi luminosi e testo in inglese lamentativo. Le cineserie di Sotto la luna bruna anticipano poi il terzo apice, una Suonno è tutt'o suonno intrisa in synth subcoscienziali con violino solitario e versi onirici, mentre il trittico finale (Los amantes del mambo in spagnolo, il gustoso singolo L'orchestrina e Bodyguard for myself) chiude un disco la cui dedica a Renzo Fantini è un sigillo di memoria e commozione.
(6.8/10)
Scheda: Paolo Conte
Pubblicazione: 25 Ottobre 2010
File under: canzone d'autore
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