A livello superficiale, il mondo sonoro di Hugo Race appare come certi film di fantascienza sociale degli anni Settanta: una situazione normale, ordinaria che nasconde piccoli scarti verso il nero, il disperato, l'indicibile, ma senza che tutto ciò sembri turbare gli abitanti di quel mondo. Una musica, quindi, che se ascoltata distrattamente potrebbe scorrere nelle nostre cuffie come l'ennesimo disco di rock che affonda nelle radici più sanguigne della tradizione, similmente al Mark Lanegan onnipresente di oggi, con o senza Greg Dulli, con o senza la biondina scozzese.
Ma se gli intarsi vocali di Will You Wake Up possono ricordare le fatiche dell'ex Screaming Trees in compagnia di Isobel Campbell, l'iniziale Call Her Name mette su altri binari queste otto tracce di Hugo Race: i pochi squarci di luce nel cielo nuvoloso vengono ricacciati indietro a suon di disperate mutazioni di slideguitar, atmosfere esiziali e una tendenza all'assoluto che lascia senza fiato. Lo stesso si deve dire di Coming Over, che sa di marcia funebre, contornata di corvi in volo sopra la bara, o della corsa a fari spenti nella notte di Nightvision.
D'altra parte, questo disco incentrato sul concetto di morte, è stato registrato mentre lo stesso Hugo superava la polmonite in una villa nella campagna italiana (Italia che deve proprio piacere a Race, tanto che per qualche tempo ha vissuto a Catania) durante lo scorso autunno: “faceva freddo e per tutto il tempo della produzione me ne sono dovuto stare a guardare e ascoltare a causa della febbre”. Più fatalista di così...
Non tutto è allo stesso livello, a partire da una poco convinta In The Pines già resa nota dall'Unplugged dei Nirvana, e una Serpent Egg che sembra proprio un outtake di Here Comes That Weird Chill proprio di Lanegan. Detto questo, il resto fa scendere più di qualche brivido lungo la schiena. Di disturbante piacere.
(6.8/10)
Scheda: Hugo Race
Pubblicazione: 24 Ottobre 2010
File under: indie-folk-rock
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