Recensione
Non conosco nessun Patrizio! Milva
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pop d'autore Voti redazione e staff

Milva

Non conosco nessun Patrizio!

Universal

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Questi due insieme hanno fatto faville. Milva e Franco Battiato, negli anni Ottanta, lei già consacrata quale interprete brechtiana, lui eccentrico re mida del pop di casa nostra, due dischi insieme (Milva e dintorni, 1982, Svegliando l'amante che dorme, 1989) da avere assolutamente quali gioielli laterali di un decennio che cambiava le regole dello scrivere canzoni in italiano – e a cambiarle c'era proprio lui, che per la Rossa scriveva la celebre Alexander Platz, ma anche Poggibonsi, Atmosfera: cercateli in rete (visto che la discografia langue) e fateli vostri.

Proprio da due canzoni di quel periodo (Una storia inventata e I processi del pensiero, entrambe dal secondo disco) riparte oggi la collaborazione. E fa strano ritrovarli insieme in quella che fu una partnership mitologica, se non altro perché se là di oro si trattava qui è di bigiotteria che parliamo, di quella d'artigianato vero però, certo non così inarrivabile eppure di tutto rispetto visti anche gli anni passati (Milva ha annunciato la fine della propria carriera dal vivo) e le situazioni differenti.

Il repertorio scelto è di quello che non t'immagini del tutto, ed è forse questa imprevedibilità senza troppo clamore il quid di Non conosco nessun Patrizio!. Come a dire che la coppia si voleva divertire, trovarsi insieme ancora una volta a fare musica e niente di più. Oltre ai ripescaggi dai dischi precedenti, debitamente riarrangiati (splendida I processi del pensiero), troviamo due canzoni da Il vuoto (non fra i momenti memorabili della produzione di Battiato) rinvigorite da lei con la giusta dose di ieraticità per I giorni della monotonia e uno slancio vitale per Io chi sono, l'episodio migliore dell'intero lotto, trasformata da meditazione sintetica alla Eno in illuminazione pop su un lago calmo di synth. Poi l'inedito, una title-track immalinconita, lì a metà tra le ultime cose del siciliano e L'ombrello e la macchina da cucire. Infine una serie di recuperi anche coraggiosi (Il ballo del potere, un vestito insolito addosso a Milva ma portato con dignità), a volte condotti tramite eccessiva verbosità (Le aquile, Bis Du Bei Mir) altre volte con la giusta dose di dramma vista l'apoteosi d'archi di contorno (Segnali di vita).

Certo, lo dicevamo, negli anni ottanta era tutt'altra storia. Oggi Battiato pare in preda ad un'ansia da lavoro su materiale già esistente (suo e di altri) che non ha però portato a chissà quale exploit. Milva invece saluta lasciando un filo di rimpianto: potrà piacere o meno, ma scorrete la sua discografia e diteci il nome di un'altra interprete, anche oltreconfine, che ha cantato così tanti autori e così diversi.

(6.8/10)

Scheda: Milva

Pubblicazione: 23 Ottobre 2010

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