Bastano tre parole per descrivere tutto quello che manca a Jojo Burger Tempest: selezione, coerenza, moderazione. Il resto del vocabolario è tutto nel disco a partire da Do A Stunt: esemplare introduzione delle schizofreniche trame prog-folk imbastite dal quintetto di Manchester, una perfetta premessa per chiarire cosa accadrà nell'oretta e mezzo a seguire, ovvero un potpourri d'elettronica e psichedelia su basi prog che lasciano il tempo che trovano.
Non è tutto da buttare, qualcosa riesce a salvarsi dalla furia compositiva in Alphaville dove il canto del bassista Ed Hulme riesce a trovare una giusta collocazione, e Low con i suoi volumi maggiormente equilibrati. Del resto, i ragazzi amano la briglia sciolta e in un secondo cd monotraccia (i trenta minuti di Jojo Burger Tempest) sfogheranno ogni velleità indie, psichedelica, elettro, funk, dai Genesis ai Gong passando per gli Yes e mezzo prog degli anni '70 (notare la lunghissima lista di influenze dichiarate sul myspace).
Il male di Jojo Burger Tempest è proprio questo: l'aver voluto il disco monstre. Ed aver fallito.
(5.0/10)
Scheda: Working For A Nuclear Free City
Pubblicazione: 24 Ottobre 2010
File under: Prog/Electro
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