Recensione
Up Here In The Clouds Cindytalk
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industrial Voti redazione e staff

Cindytalk

Up Here In The Clouds

Mego

Gordon Sharp sembra vivere una seconda giovinezza, ammesso che abbia mai vissuto la prima. Una nuova incarnazione sonora segna infatti il ritorno del progetto dello scozzese dopo un’assenza ultradecennale che sapeva tanto di ritiro dalle scene: prima con The Crackle Of My Soul dello scorso anno e ora con Up Here In The Clouds (prossimi alla ristampa in box vinilico con aggiunta di un 7”). Più dilatato e visionario, il suono del nuovo corso di Cindytalk sfrutta tutto l’armamentario post-industrial per disegnare trame di largo respiro tra elettronica sporca, grumi di sinfonie microrumoriste e ambient textures mefitiche. Ne esce un disco sulla scia di The Crackle…, pervaso da una densa caligine, brumosa e ottundente, rotta da qualche sparuta vocals loopata di matrice haunted, da sibili disturbanti che si sciolgono in folate al limite dell’harsh o da deturpati field recordings.

Da quella coltre spessa e a tratti apparentemente invalicabile, emerge però un taglio visionario ed evocativo, astratto e destrutturato. The Eighth Sea (liquido fluire magmatico in modalità field-recordings), Guts Of London (sbuffi da rumorismo cubista), Hollow Stare (microrumorismo e white noise senza soluzione di continuità), We Are Without Words (droning evanescente e chiesastico)  sono solo alcune delle frecce nell’arco di Sharp, ormai maturo sound-artist in grado di manipolare uno spettro sonoro ampio e screziato. Up Here In The Clouds è un album sfiancante, monolitico, densissimo di suggestioni, variazioni e rimandi e che non si smette di ascoltare.

(7.0/10)

Scheda: Cindytalk

Pubblicazione: 25 Ottobre 2010

File under: industrial

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