Arriva solo ora in Italia questo esordio del Kit Downes Trio. In realtà il disco risale a fine 2009 e dal momento della sua uscita non ha raccolto che elogi da stampa specializzata e non. Comprensibile, dal momento che il jazz del diretto interessato - pianista britannico con un curriculum di tutto rispetto alle spalle - sa gravitare con stile tra modernità e classicismo. Nello specifico, tra un approccio piuttosto elastico e per nulla intimidito nel mescolare cambi di registro repentini (l'ottima Jump Minzi Jump in cui si passa da un suono crepuscolare a un Sud America appena abbozzato a un'esplosione di note quasi in sbornia free) e una formazione “tipo” (col contrabbasso di Calum Gourlay e la batteria di James Maddren) legata a filo doppio alla golden age del jazz.
Keith Jarrett benedice i fraseggi elaborati ai limiti della classica, Bill Evans è chiamato in causa dalla raffinatezza di certe atmosfere (Homely), Thelonious Monk è il nume tutelare di alcune soluzioni armoniche non troppo rotonde. Racchiusi in un'opera forse poco rivoluzionaria ma assai godibile, in cui spiccano oltre all'ottimo interplay tra gli strumenti anche le buone doti di compositore del titolare del progetto.
(7.1/10)
Scheda: Kit Downes
Pubblicazione: 29 Ottobre 2010
File under: jazz
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