Recensione
Godspeed Edwood
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indie wave Voti redazione e staff

Edwood

Godspeed

A Cup In The Garden

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Tornano gli Edwood dopo l'excursus in italiano sotto l'egida Intercity, solito il senso di apprensione futuristica, la dietrologia onirica che rende palpabile il timore di vivere in un oggi sbalzato dallo ieri. La cifra melodica e sonora dei cinque bresciani è un impasto assieme denso e aereo di trepidazioni hardcore-pop à la Grandaddy, sussulti post/wave Notwist, indie mutante Broken Social Scene e una spruzzatina di nostalgia shoegaze. Non ti regala scossoni inauditi, ma funziona.

Tanto le ballate più soft (i languori spacey della title track, la sognante Millions arricchita dalla presenza di Sara Mazo, indimenticata vocalist degli Scisma) che gli episodi più mossi (The Pianist, Happy Togheter) sembrano immerse in una stessa glassa, in quella scenografia pervadente e permanente che è assieme punto di forza e di debolezza. Però, giusto un attimo prima di sembrarti monotono, Godspeed mette in gioco arguzia, eleganza e la più concisa delle trepidazioni. E sa farsi voler bene.

(6.7/10)

Scheda: Edwood

Pubblicazione: 04 Novembre 2010

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