Anche se la copertina è di Storm Thorgerson, il designer che ha creato il monolite dei Pink Floyd Dark Side of the Moon, il disco dei belgi Goose non può essere propriamente definito un classico. Impantanato su vaghe coordinate nu-rave e qualche progressività Ottanta, il sophomore (dopo l’esordio del 2006 Bring It On) replica un sentire ormai fatiscente, impolverato e autoreferenziale, che ha già dato e/o detto tutto.
Non serve chiamare Peaches a cantare i cori della traccia che da il nome all’album, scimmiottare i Depeche Mode di Speak & Spell (After, Like You, Words) o i Duran Duran (Can’t Stop Me Now). Questi Goose, come molte band che cavalcano l’onda del retrofuturismo spicciolo durano il tempo di un veloce skip. Meglio riprendere in mano quei vecchi dischi con il baffo di Moroder che traguardava utopie eurodisco. Un’inutile tamarrata.
(3.5/10)
Scheda: Goose
Pubblicazione: 19 Ottobre 2010
File under: nu-rave
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