Recensione spot
Kokning Bjørn Torske
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downtempo, kraut Voti redazione e staff

Bjørn Torske

Kokning

Smalltown

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Bjørn Torske non è solo uno degli artefici della scena di Bergen, ma probabilmente l’animatore principale che ne ha fatto il place to be lungo tutti gli anni Zero. Da sonnacchioso dormitorio universitario a Nord della Norvegia, la cittadina è diventata, grazie a gente come lui, Erot, Annie, Mikal Telle e i Röyksopp, il posto dove fare girare elettronica e folk (vedi alla voce Kings Of Convenience), dove ballare e sballare, divertirsi e ogni tanto aprire qualche libro. Torske, da vero capobanda, s’è pure inventato uno stile di house, la skrangle-house, per alzare la temperatura dei club. I singoli di allora erano Disco Members (2000, Tellé) e Aerosoles (2000, SVEK), mentre oggi sentiamo quel sound in brani come Furu o Bergensere, cassa in quattro, dub/deep, remember disco, percussioni magrebine. C'è pure qualche segnale dallo spazio che rimanda diritto a Baldelli e alla space disco, materia di cui quest’uomo, classe '71, è maestro, ancor prima di Lindstrøm e Prins Thomas (che sono chiaramente figli suoi).

Kokning è un disco che sembra chiudere un cerchio e aprirne un altro. Kokning è il gesto che i norvegesi fanno quando mettono le patate a cuocere e vanno a pescare, per poi ritornare e cucinare il pasto. Vuol dire farlo alla loro maniera, in modo leggero. Torske ha un modo unico d’inserire i kraut tedeschi o l’ambient di Brian Eno-iana memoria nella disco music o in qualche landscape che non bisogna temere di chiamare folk (Kokning, Slitte Sko). L’album è stato concepito tra Feil Knapp (2007) e l’inizio del 2010 e, rispetto alla prova precedente, suona decisamente più acustico e concreto. Troske sa esattamente a che punto dello stream inserire certi dettagli del reale e del quotidiano, che siano sopra gli smalti dei synth, i jingle jangle della chitarra o i theremin (Kokning, Bryggesjau). Non solo, la bravura si riconferma anche nei groove dove, partendo da un battito e un clapping disco, il Nostro imbastisce un brano space-deep-cosmico della madonna come Bergensere. Oppure ancora, quando narra senza parole una di quelle storie ambientate a Düsseldorf (i Kraftwerk all’ananas di Slitte Sko) che i compagni Röyksopp non raccontano più (notare ancora l’innesto concreto che fa la qualità della produzione).

Troske chiude il decennio (e l’epopea Bergen) iniziandone una propria, a ATromsø, in mezzo al niente, nel luogo da dove è partito. Registrando in un semiterrato di cemento, senza finestre, sfruttando il riverbero creato dal lungo corridoio adiacente. La sua musica non è ambient né folk, space disco, dub, psych o balearica. E’ tutta roba sua. Disco down-tempo dell’anno.

(7.4/10)

Scheda: Bjørn Torske

Pubblicazione: 01 Novembre 2010

File under: downtempo, kraut

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2010)

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