Recensione
Blood Heliogabale
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indie-noise-rock Voti redazione e staff

Heliogabale

Blood

Les Disques Du Hangar 221

Con un nome di artaudiana memoria e un suono spigoloso e distorto, i francesi Heliogabale rappresentavano nella seconda metà dei ’90 uno dei vertici della ventata rumorosa proveniente d’oltralpe. Ora, dopo uno iato più che quinquennale (Diving Rooms del 2004 l’ultimo passo conosciuto) tornano con un album che lima le asperità e le peripezie da funamboli del math-rock noise che ne segnavano la proposta per adagiarsi su un rock corposo, rotondo e accessibile.

Molto nel suono del quintetto parigino ruota intorno alla personalità della vocalist Sasha Andrés, debordante e fin troppo catalizzatrice degli umori di un disco che invece ha nelle soluzioni strumentali varie e non noiose una buona lezione di indie-rock “della maturità”. I Come di Thalia Zedek, alcuni passaggi shellacchiani nelle parti di chitarra, un andamento noise-blues sottotraccia, una spruzzata di Sonic Youth del medio periodo, una buona tenuta indie sono messe al servizio della chanteuse francese e dei suoi toni chiaroscurali e ondivaghi, ora da Joplin indemoniata, ora sensuale e roca come una Kim Gordon ventenne. Trovare il giusto equilibrio è possibile e potrebbe essere la mossa giusta per rilanciare un'onesta carriera.

(6.2/10)

Scheda: Heliogabale

Pubblicazione: 22 Ottobre 2010

File under: indie-noise-rock

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Stefano Pifferi
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