Pare che Mike Paradinas abbia scoperto questo microcosmo urban su Youtube. E giustamente non se lo lascia scappare. Ecco allora il bollo Planet Mu su due dischi usciti praticamente in contemporanea con i quali intende sdoganare il (sotto)genere fuori dal ghetto. I dischi del giovanissimo Dj Nate (vent'anni) e di Dj Roc, entrambi di Chicago, sono due gemelli diversi, figli dello stesso mo(n)do dance a tinte forti chiamato footwork distinguibili grazie ad alcune piccole significative differenze. Se in sintesi il footwork - il nome dice già tutto - è un tappeto di breakbeat (non di matrice d'n'b, ma costruiti su bolle techno-rave) doppiato da un taglia&cuci ossessivo di voci trip hop (o di voci da trick/trip djistici usate con funzione strutturale e non semplicemente effettistica) che agisce decostruendo sfondi di house superaccelerata e di tastiere grime, ecco che Roc risulta più barocco, colorato e legato al suo retroterra house e Nate più stilizzato, minimalista, videogameistico. I due album comunque dialogano, lo dimostra il fatto che Roc cita Nate a inizio tracklist campionando alcuni microframmenti da un suo pezzo. Insomma, avete capito, ascoltateli insieme questi due dischi.
Per Nate, parafrasando Aphex Twin, Da Trak Genious è una specie di "Selected Footworks 2005-2010" che raccoglie trax uscite su cd-r e messe in giro per il web prodotte quando il ragazzo aveva anche 15 anni. Come Roc, anche Nate mette in evidenza il sapore artigianale della produzione (si sentono tutti i tagli), la componente - spesso anche spintamente - giocosa e deformante (vocine pitchatissime, tra il divertente e l'irritante, a due passi dai Chipmunk) di questa che in fondo è una musica da ballo street, e puntate che ne scoprono le radici assolutamente nere attraverso numeri più marcatamente rappusi e loop vintage di matrice funksoul (quindi, ancora e sempre rappusi). Senza dimenticare la melodia: note di piano (trip hop enfatico), ricordi di colonne sonore Ottanta (Halloween), citazionismo pop (Lady Ga Ga).
Nate e Roc ci introducono a un'estetica molto interessante e dalle grandi potenzialità, veicolata da ottimi episodi singoli e forte dell'impatto massiccio di un suono - paradossalmente - monolitico. Estetica però che non sembra ancora reggere benissimo il formato lungo: non tutti i pezzi hanno lo stesso appeal; non tutte le trovate hanno la stessa efficacia; accanto a pezzi che suonano inequivocabilmente come nuovi, ce ne sono molti che non si discostano troppo dalla koiné grime/ghettohouse. Insomma, ancora da affinare, come si dice. Esperimento: prendete Wind It Up di Mark Pritchard/Om'Mas Keith, acceleratela e infarcitela di breaks, e vedete un po' se non è footwork quello lì.
(7.0/10)
Scheda: DJ Nate
Pubblicazione: 15 Ottobre 2010
File under: urbanbreak/footwork
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