Recensione
Glass Eights John Roberts
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Deep Voti redazione e staff

John Roberts

Glass Eights

Dial

Se da una parte la deep spopola ancora sul dancefloor, a Berlino la voglia di IDM non è passata, anzi c'è pure molta spinta a portarla nei teatri, questa house oramai istituzionalizzata. Dopo la dream di Apparat, i ghiacci di Pantha Du Prince, le atmosfere di Efdemin e Lawrence e il pianoforte in cassa di Francesco Tristano arriva John Roberts. Lui è un giovane produttore proveniente da Cleveland attualmente residente a Berlino già fattosi apprezzare da Resident Advisor per un paio di uscite su Dial Records (dove tutt'ora è l'unico artista non krauto del roaster).

A parte Pruned apparsa su Mirror EP della scorsa estate, quest'esordio sulla lunga distanza è interamente formato da materiale inedito e parla la lingua della deep house classica e della Warp primi Novanta. Di suo Roberts, oltre a claps e drum machine Roland, un basso avvolgente e synth analogici, ci mette il pianoforte classico proprio come Tristano, ma con finalità in tutto e per tutto ambient, attingendo per costruire la sua tavola da tipici paesaggi germanici tra pioggia e finestrini appannati, cementi diroccati e cieli color piombo.

C'è tanto cuore nell'house dell'americano ma anche capacità di sceneggiatura come si nota in August (note uggiose, tocchi ironici delle vocals, i synth e la linea melodica appena accennata) e Went (solo piano e gracchi del giradischi in remember glitch). Da avere.

(7.0/10)

Scheda: John Roberts

Pubblicazione: 17 Ottobre 2010

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Edoardo Bridda (Album 2010)

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