Recensione
Magnetic Man Magnetic Man
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Dub all star step Voti redazione e staff

Magnetic Man

Magnetic Man

Columbia Records

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Sembrava dovesse venir giù il mondo con lo sbarco degli uomini magnetici, tre ragazzi stanziati a Croydon, South London, che un lustro abbondante fa contribuirono a creare la miscela esplosiva che dette origine al suono elettronico più famoso degli anni Zero, il dubstep. Abbiamo invece un debutto diviso tra una noiosa parte strumentale e un’altalena di potenziali singoli dal taglio pop (e un tocco di grime) che flirtano con l’immaginario rave e cercano spasmodicamente di incunearsi nei gusti allargati di due generazioni ravetroniche. Per i catastrofisti e i puristi, il 2010 sarà l’Altamont del dubstep, più concretamente il debutto di Magnetic Man lo banalizza togliendogli quasi ovunque la carica anthemica e offrendo in cambio al massimo due canzoni di futile appeal.

Provenienti da un genere pop per eccellenza come il 2step e da pionieri quali gli Horsepower Production (primi destinatari dell’etichetta nel 2002 che le canzoni le sapevano fare), i tre supereroi del dubstep, Benga, Skream e Artwork, più vicini al grime (hip hop e ragga) che allo stepping e all'immaginario di un Burial, faticano a trovare le soluzioni melodico-ritmiche per reinventarsi mainstream (Boiling Water con Sam Frank è imbarazzante), mentre trovano alcune suggestive soluzioni sul lato black della scaletta dove il tocco di Benga è evidente e la consolle libera dai compromessi (Fire, The Bug).

Di fatto più che su un discorso di strofe, il grande successo del singolo apripista I Need Air è un gioco sul bliss da rave ed è un peccato che l’album punti proprio su quelle, fallendo inesorabilmente la sua riuscita (Crossover). La parte strumentale, dicevamo, è spesso inutile: Anthemic e Mad mescolano edulcorati gracchi Terror Danjah con noiosi interventi di synth cinematici e memorabilia IDM, Ping Pong si butta soltanto su questi ultimi con risultati ancora più inconsistenti.

Verso il finale, Skream si cimenta in territori Aphex Twin con la discreta ambient psych di Box Of Ghosts e un attacco d’ouverture (Karma Crazy) che convertirà nelle vecchie maniere. E’ troppo tardi però. Il pasticcio è già fatto. "Getting Nowhere" canta in toni soul John Legend nell’omonima track, ed è l'unico episodio veramente degno di nota.

(5.0/10)

Scheda: Magnetic Man

Pubblicazione: 07 Ottobre 2010

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2010)

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