Recensione
Reimagines Gershwin Brian Wilson
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pop Voti redazione e staff

Brian Wilson

Reimagines Gershwin

EM Records

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Custodi di sogni, codici d'immaginario riassunti in un nome. In due nomi: George Gershwin e Brian Wilson. Lontanissimi e uguali. Assimilabili, in qualche modo, quali ridanciani sacerdoti di meraviglie in forma di canzone e oltre. Ecco, qui si entra nel mondo del sacro. Per questo forse la notizia che Wilson avrebbe dedicato un disco al canzoniere di Gershwin - inventandosi peraltro due pezzi inediti a partire da altrettanti canovacci incompiuti - mi lasciò una piuttosto indefinibile sensazione di blasfemia. Come un sincretismo possibile - non ne esistono di impossibili, credo - ma inopportuno. Un facile sillogismo chiamato a gettare luce su due misteri tanto scoperti quanto insondabili.

A disco uscito, m'accorgo che l'esito è forse l'unico possibile (e auspicabile): entrambi i misteri rimangono al loro posto. Le dimensioni non s'incontrano mai davvero. Gershwin sembra un tema accidentale (avrebbe potuto essere Bacharach o i Beatles, e non è detto che non accadrà), l'acchito che incita Wilson a dar fondo a trucchi e vezzi del mestiere. L'ex-Beach Boys ci mette la tipica calligrafia posterizzata, è crooner impalpabile e giocoso, rinuncia volentieri all'effettistica 3D per il fascino vintage d'un cartoon tutto colori e dinamismo, infarcito di boogie e bossa, doo wop e - naturalmente - fregole surf. Sospeso tra un palco di Broadway, la spiaggia di Santa Monica e una sequenza del disneyano I tre caballeros, si rivela per così dire un buon additivo per brani già resisi abbondantemente immortali negli ultimi ottanta anni o giù di lì. Ma non ne coglie il cuore. Più che reimmaginarli, li contabilizza. Col mestiere patinato, un po' bolso ma inesorabile d'una star a Las Vegas.

E poi non tutto va per il verso giusto: c'è nel suo approccio una leggerezza quasi soprannaturale che se esalta il setoso languore di I Love You Porgy o la verve di They Can’t Take That Away From Me, si rivela incompatibile con l'inquietudine infinita di Summertime e rende banalotta l'euforia di I Got Rhythm. Quanto ai due inediti - The Like In I love You e Nothing But Love - si lasciano gradevolmente ascoltare e dimenticare. Come tutto il disco.

(5.5/10)

Scheda: Brian Wilson

Pubblicazione: 05 Ottobre 2010

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