Dopo l'esperienza con Le Voci del Vicolo, Emanuele Bocci - come da MySpace "cantautore, cantastorie, cantattore" - torna sulla scena musicale con il suo primo album da solista. Divertentismo da cabaret: questo il genere che predilige nelle dodici tracce di Un po' Gabbiano. Bocci si rifà allo stereotipo del cantautore toscano dall'ironia scanzonata ma ragionata. Fra giochi di parole e “grulli” livornesi (Paolo Ruffini come special guest in Non ci sono più parcheggi), Emanuele cala le sue canzoni in scenari di quotidiana e futile routine. In episodi "sciocchi" come Sono un automa, nelle canzoni più “serie” (Dove era il bosco, Il musicista), l'imbarazzo assale l'ascoltatore per una scrittura priva di una chiara fattura.
Non riescono a convincere, e neppure a divertire, gli stornelli alla Baccini da osteria di vicolo genovese (Gli sfollati), né le incursioni in territorio ispanico a base di tarallucci e vino (Nunca mais). Al polo nord potrebbe essere la nuova hit di Canale3 Toscana o il pezzo forte della sagra del tortello. La voce di Emanuele poco si presta all'espressività richiesta nel genere; resta pulita, ordinata, non esprime vezzi, non gioca. E però, più di ogni altra cosa, manca, in Un po' Gabbiano, il brio della penna. Condizione necessaria, per essere cantautore o cantastorie.
(5.0/10)
Scheda: Emanuele Bocci
Pubblicazione: 04 Ottobre 2010
File under: Pop
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