Recensione
Junky Star Ryan Bingham
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Americana Voti redazione e staff

Ryan Bingham

Junky Star

Lost Highway Records

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Impressiona di Ryan George Bingham la rapidità con la quale è divenuto una “sicurezza” e, ugualmente, quanta vita vissuta per davvero emerge dalla grana rugginosa e dolente delle sue corde vocali. Quasi che la sua statura autoriale sia stata scolpita negli anni trascorsi da una casa a un rodeo, finché qualcosa non si è messo in moto e un po’ di radici le ha lasciate giustamente attecchire. Ora che persino il cinema lo ringrazia per una The Weary Kind che, inclusa in “Crazy Heart” ha fruttato un Oscar a lui e al curatore della colonna sonora T-Bone Burnett, ci potrebbe essere di che preoccuparsi.

Invece no, lui prosegue dritto per la sua strada e addirittura fa meglio che in Roadhouse Sun nel replicare a Mescalito, istillando la certezza di poter offrire, a tempo debito, una versione prossima ventura di quel Capolavoro con altra maturità anagrafica. Che quella artistica non sia in discussione lo sottolinea questa terza raccolta di canzoni che testimonia l’alternarsi tra gli Stones più bucolici (Depression) e uno Springsteen sudista (Yesterday’s Blues, Lay My Head On The Rail) mentre Steve Earle benedice i passi più sinceri e la novità è una “presenza” dylaniana più marcata (l’armonica di The Poet, Direction Of The Wind e la sua inedita vis polemica).

Quando la scuola texana inaugurata da Townes Van Zandt applaude il commiato, intessuto delle meravigliose luci ed ombre gettate su Self-Righteous Wall e All Choked Up Again, noti la puntualità della produzione, merito sempre di Burnett, e l’assenza delle lievi sbandate presenti sul secondo album. Ulteriori segni di una crescita che non conosce soste e regala conferme con una disinvoltura rara.

(7.6/10)

Scheda: Ryan Bingham

Pubblicazione: 03 Ottobre 2010

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2010)

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