Recensione
The Evangelist Robert Forster
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folk, pop Voti redazione e staff

Robert Forster

The Evangelist

Yep Rock

Appena tre anni fa, salutavamo Oceans Apart come il sorprendente ritorno di una cara, vecchia, amata band che aveva metabolizzato le rughe tanto bene da prodursi in uno dei più bei comeback degli ultimi tempi. Poi, la prematura ed improvvisa scomparsa di Grant McLennan nel 2006 ha bruscamente interrotto il sogno dei definitivamente rinati Go-Betweens, e al suo partner non è rimasto che elaborarne la perdita nell’unica maniera possibile: con un disco. Robert Forster ha così radunato la stessa line-up dell’album precedente, per prodursi in quella che è un’elegia all’amico scomparso e al contempo un’ode alla vita e alla musica. Piccoli miracoli del rock.

The Evangelist è senz’altro il lavoro più intimo e meditabondo del songwriter australiano, che raccoglie l’eredità degli ultimi sforzi del suo gruppo e li porta avanti in una dimensione personale e altrettanto a fuoco; una maturità pienamente espressa nella sentita Demon Days, nella title track e nell’apertura e chiusura quasi religiose di If It Rains e From Ghost Town, tutti momenti particolarmente ispirati e toccanti.
Ma Forster sa anche ritrovare la verve pop in Did She Overtake You, It Ain’t Easy e Let The Light In Babe, per poi prodursi in un gustosissimo tributo a Dylan e alla Band in Don’t Touch Anything; ce n’è abbastanza per collocarlo fra i miglior cantautori della sua generazione ancora in attività (un secondo nome? L’altrettanto ispirato Robyn Hitchcock). Non ci sembra affatto cosa da poco.

(7.2/10)

Scheda: Robert Forster

Pubblicazione: 30 Aprile 2008

File under: folk, pop

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