Dopo Cyrus, Pinch e 2562 arriva il quarto moschettiere in casa Tectonic, la label di techstep gestita dal maghetto liquido di Underwater Dancehall. Jack Sparrow è il ragazzo di Leeds che atterra sulla label di Bristol e importa il suo mondo spezzato, technoide, magico, alienato, fumoso e drogato di osmotica biologia erditata dagli O.R.B.: le voci ambient e i pigolii dei uccellini, quelle cose che hanno fatto incetta di fan nelle lande e nei prati inglesi poi trasferitisi a Goa.
Il paragone può sembrare peregrino, ma l’escapismo di questa linea di dubstep tutta concentrata sul taglio di un glitch che ricorda il d’n’b pulito della Moving Shadow e di quei loschi figuri insabbiati nella diaspora fine anni Novanta della jungle, emerge con un sogno visionario che si rifà all’immaginario biotech e che sta in piedi senza scimmiottare nessuna ‘scena’ o tendenza à la page.
Con l’aiuto dell’amico produttore Ruckspin e con le belle vocals di Indi Kaur (che aveva già collaborato con Pinch), il pirata del techstep si porta su un livello creativo che non ha nulla da invidiare ai suoi compagni di scuderia. Il ritmo circadiano che ci impone con questa ora di ritmo va ascoltato dall’inizio alla fine. Una meditazione technoide che varia tra tribalismi ragga e punte di jungle glaciale a 160bpm. Sopra la media.
(7.3/10)
Scheda: Jack Sparrow
Pubblicazione: 04 Ottobre 2010
File under: techstep organico
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