Recensione
Art Robert Owens
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soul house Voti redazione e staff

Robert Owens

Art

Compost Records

Uno che attraversato la storia dell’house sempre in piedi non può che essere una grande voce. Perché la house è soul e il soul è voce. Owens (ricordate l’inno Can You Feel It?) è uno che ci vede giusto e presenta questo doppio monstre così “in qualsiasi posto dove suono, la parte vocale è la cosa che viene fuori di più. La musica è un ciclo. Nel giro minimal, la gente vuole solo sentire il beat, perché è fatta di droga. Ma noi siamo tornati per guardare ancora una volta alla sensibilità. Le persone hanno bisogno di fare comunità, di vivere l’uno vicino all’altro. Quando la gente esce vuole scambiare una parola con chi trova per strada. Specialmente nel tempo di Facebook, Twitter, etc. la gente vuole emozioni e devozione”.

Due dischi che presentano un ricordo di house impiantato nella sua voce, marchio di fabbrica altissimo di un qualcosa che può esistere solo in altri mondi. Owens è un personaggio che ti capita di sentire poche volte in un decennio. Uno che fa arte e lo sa può essere solamente venerato. Che siano ad ascoltarlo gli impasticcati della techno, o i nostalgici della balearica, quello che viene espresso qui è emozione. Puro distillato soul. Non si può rimanere indifferenti alla voce di un uomo così. Dall’inizio alla fine un groove che ti avvolge e che non ti lascia mai. Blackness e quadratura perfetta del cerchio smooth nel primo disco e del ritmo nel secondo. Imprescindibile al di là di ogni catalogazione Owens si affida al vecchio amico Larry Heard (dei Fingers Inc.) e alle nuove leve Atjazz, Beanfield e Show-B e sbanca. Old school makes art again.

(7.4/10)

Scheda: Robert Owens

Pubblicazione: 01 Ottobre 2010

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Marco Braggion
Marco Braggion (Album 2010)

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