Recensione spot
Future Bass AA. VV., Four Tet, Ramadanman
Cover image
Future UK Bass Voti redazione e staff

AA. VV., Four Tet, Ramadanman

Future Bass

Soul Jazz Records

Bookmark and Share Gallery

L’ibridazione del dubstep che non è più dubstep continua a generare mille mondi privati, fatti di alienazioni drogate, camerette squadrate e sogni proibiti. Chiamatelo lazer bass, turbo crunk o pikachu step: il nuovo suono è un miscuglio che eredita le istanze del wonky ma che nel contempo ci attacca le patchwork glitch, rendendo il tutto ancora più giocoso e in qualche modo nipponico. La miniera d’oro a 8 bit che colpisce ancora e che non ha esaurito gli spunti, provoca singoli che debordano dall’ordinario e raccontano in un modo nuovo e fresco la pista da ballo. Il futuro appunto.

Ovviamente il punto della situazione non lo può fare che la Soul Jazz, madrina di tutte le derive dubstep e bussola che ogni tot fa il punto della situazione sui suoni UK. La squadratissima compilation che avevamo già assaggiato in qualche sporadico streaming, presenta la nuova scena future-bass al suo apice. Il suono che anima le notti dei club più esclusivi (e quindi sicuramente non italiani) nasce forse dalle visioni della LuckyMe di Glasgow, che con gente del calibro di Rustie e Hudson Mohawke ha dato il la a infarciture di classe su Warp e a successivi sviluppi d’oltreoceano: Montreal, San Francisco (con Lazer Sword), L.A. (con la crew The Glitch Mob) e altri act che furoreggiano da un po’ di tempo sono nati tutti da qui.

Ma non facciamo troppa storia: la classe dei singoli riuniti qui (tutti inediti) è altissima, e non c’è un calo di stile o di ritmo a cercarlo. Garantito. Four Tet spara una bomba post-house minimal da panico (Nothing To See), Mala e Coki (le due metà dei Digital Mystikz) ci vanno di pesantezza (Ransom) e alienazione (Don’t Let Me Go) remixando le visioni di Burial con suoni acidi, Ramadanman si strafà di sirene e tribalismi (Bass Drums), Black Chow (che altri non è che il nuovo progetto del buon Kevin Martin aka The Bug) suona blues ambient postmoderno in Air. In più la technow di LD (Mastermind) e V.I.V.E.K. (grandissima progressività in Talking Shadows), lo sguardo nerdy di Randomner (Puzzled), le svisate distorte di Ginz (Boss) e la stupenda IDM di Harry Craze (Gone) chiudono il cerchio. Se vi siete chiesti dove sta andando il dancefloor now, fatevi un giro sul privé future bass. Compilation (non solo dubstep) dell’anno. Imprescindibile.

(7.7/10)

Pubblicazione: 27 Settembre 2010

File under: Future UK Bass

| Archivio
Marco Braggion
Marco Braggion (Album 2010)

ON Tour
  • Dal 21 Giugno al 24 Giugno Four Tet
    Jazz Re:found
    Vercelli
Rss
copertina pdf #91