Battezzato come una frase tratta da Day Of The Lords dei Joy Division e concluso da una scarnificata ed esangue versione di There Is A War di Leonard Cohen. Con queste credenziali, il nuovo mini dei Father Murphy non può sottrarsi alla tetra caligine che sembra riempirne l’universo e che ha ormai definitivamente azzerato gli squarci di luce dei primi passi.
Una musica che più che torturata è tormentata, inquieta, travagliata, mossa da demoni difficili da comprendere se non attraverso un percorso laterale e atemporale tra estremi musicali e non solo: roba che tiri in ballo indifferentemente le musiche nascoste della New York fine ’70 e l’immaginario visionario jorodowskiano, il misticismo pagano e morboso e le apocalissi Swansiane, il neo-folk di mr. Tibet o la new-wave più tetra e goticheggiante.
Ma non è questione di rimandi diretti, quanto di affinità elettive che i tre adepti della chiesa del reverendo Murphy sono in grado di plasmare e restituire un sound personale, intimo, sentito e sofferto. Che si tratti di lunghe indagini neo-drone-folk-rock come in We Now Pray With Two Hands, We Now Pray With True Anger o lugubri e morbose esaltazioni dell’automortificazione (You Got Worry), l’oscurità la fa da padrona. In maniera però elegantissima e convincente. L’ennesimo grande passo.
(7.2/10)
Scheda: Father Murphy
Pubblicazione: 07 Ottobre 2010
File under: wave
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