A proposito del grande momento creativo che vive il jazz scandinavo, di cui avevamo accennato in riferimento al funambolico Mats Gustafsson, è il caso di tornare sull’argomento in occasione dell’uscita, dopo due anni di attesa, del nuovo album dei Food (terzo ad uscire per la Rune Grammofon), che non può che darci conferme in questo senso.
Il percussionista norvegese Thomas Strønen non rappresenta certo una novità nel panorama dell’avant jazz europeo, sia per la prolificità dei suoi progetti (Humcrush, Pohlitz, Parishe, appunto, Food), sia per la qualità e le ampie vedute espresse. Uno sguardo che parte dal jazz per abbracciare l’elettronica, seguendo le orme di grandi maestri della “new thing” come Anthony Braxton e Lol Coxhill, tra i primi ad allargare i propri orizzonti in questo senso.
Molecular Gastronomysegue la scia del precedente, con la differenza che, dopo la defezione di Mats Eilertsen (basso) e Arve Henriksen (tromba), a “portare avanti la baracca” sono rimasti i soli Strønen (batteria ed electronics) e il saxofonista inglese Iain Bellamy, supportati, in alcuni episodi, dal Fender Rhodes di Maria Kannegaard. Poco male, visto che il risultato è, dove possibile, ancora più interessante che in passato, con i due musicisti liberi di sperimentare nuove soluzioni di dialogo a due.
Il sax di Bellamy diventa elemento distintivo, guida melodica alle esplorazioni ritmiche di Strønen. Il batterista, dal canto suo e con il supporto dell’elettronica, crea paesaggi sonori percussivi che passano con disinvoltura dall’astrattismo a passaggi più regolari (si fa per dire) che si avvicinano al drum’n’bass (Spherification, Nature Recipe). E’ un album colorato, Molecular Gastronomy, ricco di sfumature. Una tavolozza così ampia da riuscire ad includere le atmosfere pacatamente ambient di Lota e Texturas, i soffi meditabondi di The Larder Chef e l’elettronica ai limiti della techno di Apparatus. Certo, la mancanza della tromba, di uno strumento che affianchi le escursioni timbriche di Bellamy, lascia il saxofonista solo di fronte al mondo onnipotente dell’elettronica, ma ciò non fa altro che mettere maggiormente in evidenza la sua creatività. Bellamy è un musicista che “pesa” le note, essenziale, e in questo caso le sue caratteristiche si sposano alla perfezione con il batterismo frenetico di Strønen e le sue elaborazioni elettroniche.
Un album, tutto sommato, che esprime pacatezza, riflessione, respiro regolare. Tutt’altra cosa rispetto al jazz nervoso e irruento di un Vandermark o alla pesantezza metallica del jazz-core dei nostrani Zu. Una differenza che conferma in svariate lingue quanto l’idioma del jazz sia ancora qualcosa di vivo e in continua trasformazione.
(7.5/10)
Scheda: Food
Pubblicazione: 05 Aprile 2008
File under: jazz / elettronica
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network










