Recensione
So I Hate Myself, Bite by Bite Dreamend
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Folk pop Voti redazione e staff

Dreamend

So I Hate Myself, Bite by Bite

Dreamend in realtà è semplicemente il moniker dietro il quale si nasconde Ryan Graveface, patron anche dell'etichetta, specializzata in piccole produzioni in edizioni limitate. La sua musica è un viaggio nell'America delle ghost town minerarie, magari al tramonto, quando gli spirti della notte cominciano a prepararsi per uscire dai loro rifugi diurni. Ne esce un folk-pop fortemente psichedelico, incentrato sulla reiterazione di semplici pattern e pochi versi (si veda l'iniziale Pink Clouds In The Woods, i cui oltre sei minuti determinano l'atmosfera sognante di tutto il disco).

Altre volte si trovano inserti d'elettronica e voci corali che gli inglesi amerebbero semplicemente definire come haunting (An Admission). Per il resto, siamo di fronte a un lavoro sulla coralità che ricorda ora i R.E.M. di Automatic For The People (Magnesium Light) ora i Calexico (Pieces). So I Hate Myself, Bite By Bite nel suo complesso è un disco piacevole, capace di mettere l'ascoltatore nel mood dell'autore, ma con quale canzone non del tutto all'altezza (sembrano bozzetti o poco più), passa via senza che ne rimangano troppe tracce nelle orecchie.

(6.0/10)

Scheda: Dreamend

Pubblicazione: 29 Settembre 2010

File under: Folk pop

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