“Se hai lavorato a un’idea che non deve vendere nulla… …è molto più facile. Puoi andarci di cuore. Ho sempre saputo che quest’album era la verità. Lo sentivo nell’anima”. A parlare è Carl Barat, co leader e autore di due album firmati Libertines assieme a Pete Doherty, e altrettanti dischi come leader dei derivativi Dirty Pretty Things. Quel Barat che il 31 marzo scorso, al Boogaloo, dichiarava che lui e Pete erano “pronti ad incidere nuove canzoni”, quando era chiaro al mondo che tornare a scrivere assieme era più un desiderio suo che non del flaccido compagno oramai legato, sia in tour che in studio, ai più fortunati Babyshambles.
Rispetto alla fortune dell'amico, Barat fin'ora non ha fatto una gran carriera. Con la band rifaceva i Libertines in un giochetto di cui si è presto stufato (e il pubblico prima di lui). In solo si era fatto battere sul tempo dall'amico che aveva confezionato, nel marzo del 2009, un buon lavoro a nome Peter Doherty (scritto con la erre finale) la cui formula era proprio identica a quella che aveva in mente lui.
Curiosamente Carl, all’epoca in cui uscì Grace/Wastelands, bisbigliava alla stampa di aver pronte delle canzoni, al piano, esattamente l’opposto rispetto allo stuolo di fiati e ottoni dispiegato dal Dohery "a teatro"; in quello stesso periodo, smentiva voci sulla reunion Libertines che di lì a poco avrebbe spinto più di ogni altro.
Non voleva presentarsi davanti ai compagni a mani vuote e Carl Barât è qualcosa in più della risposta al disco di Pete. Anzi, è un buon album, sfarzoso, pomposo, disneyano, strutturato secondo una serie di canzoni che sono poi classici canovacci da Tin Pan Alley, cantati in un crooning da innamorato abbandonato. Classici sorretti da una scrittura che c'è e non scimmiotta, come suggerirebbero i chronicles da punk-rocker. Lo stile poi è cristallino, diciamo pure maccartneyiano. L’altra faccia dei Libertines in versione orchestrata mantiene, dunque, le coordinate vaudeville e serenade, portandosi appresso tutte le idee melodiche all’avant spettacolo. Tanto che in questa sede il trentenne, per la prima volta, mostra al mondo che può essere un cantautore emancipato e che forse la strada e le buone maniere gliel'hanno indicate i Divine Comedy.
Dietro alle splendida The Fall Troviamo Neil Hannon in persona, mentre l’altro ospite azzeccato è quell' Andrew Wyatt (Miike Snow) co-responsabile delle orchestrazioni (The Magus, Je Regrette, Je Regrette, What Have I Done e la finale Ode To A Girl).
(7.0/10)
Scheda: Carl Barat
Pubblicazione: 27 Settembre 2010
File under: Orchestral pop
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