Recensione
All Is Falling James Blackshaw
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folk elegiaco Voti redazione e staff

James Blackshaw

All Is Falling

Young God

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Fin dall'esordio risalente al 2004 non passa anno nel quale James Blackshaw non pubblichi uno o più lavori. Per il 2010 è la volta di All Is Falling, titolo animato da uno spirito apocalitticamente elegiaco sull'onda della partecipazione agli ultimi due dischi dei Current 93 di David Tibet, con tanto di marchiatura Young God al seguito.

Il compositore inglese nasce come fingerpicker puro, incidendo nel 2006 O True Believers – che ad oggi rimane il suo capolavoro, nonché uno dei dischi più importanti del nuova generazione post Basho-Fahey – e rimane tale almeno fino al 2008, quando con Litany of Echoes allarga al pianoforte e agli archi il proprio interesse compositivo. Da lì la svolta dichiarata ufficialmente con il successivo The Glass Bead Game dell'anno scorso: fra l'influenza dei raga e quella del minimalismo più canonico Blackshaw sceglie la seconda, concentrandosi su una scrittura che pur non essendo mai priva di una buona dose di virtuosismi prova la zampata emozionale sul gioco di ripetizione-variazione tipico di tutto il filone nymaniano.

All Is Falling riprende i presupposti del suo predecessore e li allarga, ribadendo l'intenzione compositiva prima che performativa di Blackshaw e collegandolo pure a riferimenti ad oggi quasi del tutto inediti. Così lungo le nove parti di cui è composto il disco scorrono, accanto ai classici climax albeggianti di marchio Nyman (Part 2 per chitarra e archi) e a qualche calligrafia pianistica di troppo (Part 1), echi sinistri e sensibilmente psicotici alla David Maranha (Part 8) ma anche lunghe narrazioni cinematiche come dei Six Organs Of Admittance dediti all'evocazione cameristica (Part 7) e addirittura uno scampolo percussivo (eseguito dallo stesso titolare) in Part 6.

Il tutto è complessivamente omogeneo, al punto che non appare per nulla casuale la scelta di dare alle singole tracce una numerazione in parti. Nonostante ciò il miglior Blackshaw continua a rimanere quello folkeggiante e chitarristico del sopra citato capolavoro. Conforta però trovarlo oggi in trasformazione, lontano da qualsiasi stagnazione interlocutoria ed immerso in un discorso sicuramente destinato ad evolvere ancora.

(6.9/10)

Scheda: James Blackshaw

Pubblicazione: 20 Settembre 2010

File under: folk elegiaco

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